Audio, video e niente sito: il gruppo che sta rivoluzionando il panorama mediatico italiano
Mario Calabresi, Cecilia Sala e Simone Pieranni sul palco durante un evento dal vivo organizzato da Chora nell'aprile 2026. Pieranni è un giornalista di Chora specializzato in cronaca estera dall'Asia. Immagine per gentile concessione di Chora Media.
Se vi capita di passare da un’edicola italiana, vedrete montagne di quotidiani, di riviste e di settimanali di enigmistica. Noterete anche qualche cliente, di solito signori anziani, in coda per comprare il loro giornale del mattino. Vi sarà difficile trovare qualcuno sotto i 30 anni.
I giovani italiani, proprio come i loro coetanei in tutto il mondo, difficilmente leggono le notizie su carta stampata. Non sorprende che il nostro recente rapporto sui giovani pubblici abbia rilevato che accedono alle notizie principalmente attraverso le piattaforme online. Quotidiani tradizionali come Corriere della Sera e la Repubblica stanno costruendo ampie basi di abbonati, ma la maggior parte di questi abbonati non è giovane.
Il settore dell'informazione italiano è stato storicamente lento nell'innovazione.
Dopo l'arrivo di Internet, "avevamo fornitori di notizie online di grande successo, ma erano le stesse testate che già dominavano il mercato offline", ha detto Alessio Cornia, nostro partner per il Digital News Report in Italia e autore principale di un rapporto più dettagliato sul consumo di notizie nel Paese.
Negli ultimi due decenni, alcune testate nate in formato digitale hanno guadagnato popolarità. Secondo i dati del Digital News Report 2025, Fanpage, nata su Facebook e ora attiva come quotidiano online, è la testata con la maggiore diffusione online ed è particolarmente popolare tra i giovani sotto i 25 anni. Il Post, un quotidiano nato in formato digitale, raggiunge il 14% della stessa fascia d’età.
Questo spazio sempre più affollato comprende oggi anche Be Water, un gruppo mediatico in crescita. A differenza di altre iniziative digitali, Be Water punta ad attrarre un pubblico giovane con formati audio e video, e non tramite un sito web.
Oggi Be Water comprende la podcast company Chora Media, la realtà social-first Will Media e, più recentemente, la testata di notizie sportive Cronache di Spogliatoio. Fa parte dell'azienda anche Be Water Film, una società di produzione di film, serie e documentari.
Secondo i dati interni, il gruppo Be Water raggiunge un pubblico totale di 8 milioni di persone su tutte le piattaforme. Chora e Will generano un fatturato di 12,2 milioni di euro e un EBITDA (utili prima di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamento) di 1,7 milioni di euro. Come mostrano i dati del nostro Digital News Report, la maggior parte del pubblico di entrambi i brand ha meno di 35 anni.
1. Come è nata Be Water
La stampa italiana è in costante declino da oltre un decennio. La televisione rimane una fonte di informazione fondamentale per molti italiani, ma non altrettanto per i più giovani. Solo il 28% dei giovani tra i 18 e i 24 anni intervistati per il Digital News Report 2025 ha dichiarato di utilizzare la TV come principale fonte di informazione, rispetto al 67% delle persone con più di 54 anni. Per quanto riguarda i social media, il quadro si inverte: il 32% degli under 35 ha dichiarato che nella settimana precedente erano stati la propria principale fonte di informazione, rispetto al solo 9% degli over 55.
È in questo contesto che Alessandro Tommasi ha fondato Will Media, lanciata con un post su Instagram nel gennaio 2020. Tommasi aveva precedentemente lavorato nel settore delle politiche pubbliche presso le aziende tecnologiche Airbnb e Lime. Per Will, il suo obiettivo era chiaro: a differenza dei media tradizionali, Will non avrebbe seguito ogni novità nella politica nazionale, ma avrebbe puntato a informare le "persone curiose" sulle principali tendenze che stanno cambiando il mondo.
Non ci sarebbe stato né un sito, né un'edizione cartacea. . Will sarebbe esistito interamente sulle piattaforme online che il suo pubblico utilizza ogni giorno.
A sei anni dal lancio, Will è attiva su nove piattaforme: Instagram, WhatsApp, Telegram, Spotify, TikTok, YouTube, Facebook e LinkedIn, oltre che tramite una newsletter via e-mail.
Parallelamente, alla fine del 2020 è nata Chora Media. I suoi fondatori sono il finanziere e romanziere Guido Maria Brera, il venture capitalist Roberto Zanco, il produttore cinematografico e televisivo Mario Gianani e Mario Calabresi, precedentemente direttore de La Repubblica e La Stampa. Il gruppo Be Water è stato fondato pochi mesi dopo, nel 2021.
All’inizio Chora era solo una società di podcast , una novità in Italia, ispirata a podcast di successo in lingua inglese come Serial e The Daily, nonché da società di produzione come Gimlet Media e Wonderly, mi ha raccontato Calabresi.
"È nata dalla necessità di parlare a quell’ampia fetta di cittadini che da tempo aveva smesso di leggere i giornali, di guardare la televisione o che non aveva mai neppure iniziato a frequentare i media tradizionali," ha detto Calabresi, sottolineando che si trattava in particolare dei giovani sotto i 40 anni, che tendono a diffidare del giornalismo tradizionale.
Per Calabresi questo era un un problema di offerta, respingendo l’idea che i giovani non avessero capacità di approfondimento.
Dopo 10 anni alla guida di testate tradizionali, co-fondare una startup di produzione di podcast è stato un rischio. Ma Calabresi, che ora è editor-in-chief di Chora, mi ha detto di essere stato motivato dalla “profonda crisi di fiducia” nell’informazione tradizionale.
"Il giornalismo italiano oggi è troppo prigioniero delle breaking news, delle polemiche politiche e della cronaca nera... Il giornalismo dovrebbe parlare un po’ più alla testa dei cittadini e un po’ meno alla loro pancia," ha affermato.
Calabresi ha visto nei formati audio un modo per ricostruire un rapporto con il pubblico. Il ritmo più lento dei podcast serve a proteggere il giornalismo di Chora dal sensazionalismo e dal clickbait che prevalgono in altri mezzi di comunicazione, Calabresi ha affermato.
Nel giugno 2022, Chora Media ha acquistato Will Media per 5 milioni di euro (circa 5,8 milioni di dollari). Più recentemente, nel gennaio 2026, Be Water ha pagato 7,5 milioni di euro (circa 8,7 milioni di dollari) per acquisire Cronache di Spogliatoio, una testata giornalistica sportiva che si occupa principalmente di calcio. Nonostante pubblichi articoli scritti su un sito web, il fulcro di Cronache di Spogliatoio è un video podcast strutturato come un talk show informale.
“Cronache di Spogliatoio ha costruito negli anni un modo nuovo e profondamente innovativo di raccontare il calcio e lo sport, capace di parlare a una grande fan base con un linguaggio contemporaneo e riconoscibile… rappresenta, per lo sport, ciò che Will ha rappresentato per l’informazione: una nuova relazione con le comunità e con le generazioni più giovani;” ha dichiarato Guido Maria Brera, ora presidente di Be Water, nel comunicato stampa che annunciava l'acquisizione.
In un'intervista con Chapeau, un video podcast di conversazioni informali con amministratori delegati e leader aziendali, Brera ha fatto luce sul suo atteggiamento nei confronti della crescita. "In Italia ci siamo fatti comprare da tutti. Io fin quando in campo non voglio fare exit, voglio comprare", ha affermato.
2. I brand, il loro pubblico e come si sono integrati
Francesco Zaffarano, che avevo intervistato nel 2022 a proposito del suo lavoro a Will, è entrato a far parte dell’allora startup come editor-in-chief nel settembre 2020. A parte un periodo di un anno trascorso presso Devex, da allora è rimasto a Will, dove ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali. Nel dicembre 2025 è diventato head of product sia per Chora che per Will.
Il processo di integrazione di Cronache in Be Water sta iniziando dal lato commerciale e rispecchia la strategia seguita dopo l’acquisizione di Will da parte di Chora nel 2022.
Will e Chora hanno mantenuto identità distinte. “L'obiettivo è avere un gruppo unico di persone che lavora su entrambe le realtà, ma senza perdere le due identità,” ha detto Zaffarano.
Tra queste distinzioni ci sono i canali di pubblicazione: Will rimane fedele alle sue originisocial-first, mentre la pagina Instagram di Chora punta ad indirizzare il pubblico verso i suoi podcast.
Ogni brand ha una propria voce distintiva. Quella di Will ricorda quella di un amico che ti aggiorna con entusiasmo sulle novità che ti sei perso, mentre Chora mantiene una maggiore distanza dagli ascoltatori. Anche il pubblico è leggermente diverso: quello di Chora è in media un po' più adulto rispetto a quello di Will, ha spiegato Zaffarano. Entrambe le piattaforme si rivolgono ai giovani, con il segmento di pubblico più ampio costituito dalla Generazione Z e dai Millennial (di età compresa tra i 14 e i 45 anni).
Chora e Will danno oggi lavoro a circa 100 persone, di cui una trentina in redazione. Gli altri sono distribuiti in diversi reparti: c’è un team creativo che si occupa della produzione audio, video e grafica; un team dedicato agli eventi; un team commerciale che si occupa delle vendite e delle relazioni con i clienti; e infine i team amministrativi, legali e delle risorse umane.
La maggior parte dei dipendenti è giovane, con un'età media di 33 anni.
Chora non si concentra sulle ultime notizie ma sullo storytelling, ha affermato Zaffarano. Tra le sue serie di punta figurano Black Box, un programma che svela i retroscena del mondo della finanza, condotto da Brera, e Non hanno un amico, un commento satirico quotidiano sull’attualità creato da Luca Bizzarri.
Nei contenuti social di Will figurano principalmente dati e spiegazioni accessibili su attualità e tendenze globali. “Chora si specializza nella narrazione e Will nella spiegazione”, ha detto Zaffarano.
Ci sono tuttavia alcune aree in cui i due brand si sovrappongono. Chora si occupa sempre principalmente di podcast e attualmente produce cinque programmi giornalieri e 11 serie con episodi settimanali, oltre a serie limitate che sono giunte al termine. Will gestisce quattro podcast sotto il proprio brand. In totale, contando le serie limitate, si arriva a oltre 400 titoli prodotti da entrambe le realtà, ha affermato Zaffarano.
Quando Chora ha deciso di produrre SEIETRENTA, un nuovo podcast quotidiano di sintesi delle notizie, c'era il rischio di fagocitare il pubblico di The Essential, il podcast quotidiano di Will che riassume le notizie del mattino.
Secondo Zaffarano, però, SEIETRENTA, con una serie di conduttori tra cui Zaffarano e Calabresi, è riuscita a crearsi un proprio pubblico senza sottrarre ascoltatori a The Essential. Zaffarano ha spiegato che il team ha definito una target audience diversa e ha consolidato l’identità di SEIETRENTA come rassegna stampa mattutina, molto più lunga rispetto ai 10 minuti di The Essential, con una durata di circa mezz’ora.
L'altro prodotto di punta di Chora è Stories, un podcast quotidiano di cronaca estera condotto da Cecilia Sala, intervistata da me nel 2022.
Stories è stato il primo podcast quotidiano di Chora, e racconta ogni giorno una storia dal mondo. È anche il podcast con il maggior numero di ascoltatori, cosa che Calabresi attribuisce alla sua attenzione alle storie personali come veicolo per esplorare l’attualità, al suo linguaggio semplice, e al fatto che gli episodi sono talvolta prodotti durante viaggi di reportage in zone di attualità “calde”.
Durante uno di questi viaggi, nel dicembre 2024, Sala è stata arrestata a Teheran e trattenuta per tre settimane. Il suo caso ha suscitato condanne internazionali e appelli all’Iran affinché la liberasse. Sala è stata poi rilasciata in cambio della libertà di un ingegnere iraniano che era stato arrestato in Italia su richiesta degli Stati Uniti.
3. Un’evoluzione dell’ecosistema dell'informazione
Nonostante la recente crescita registrata dai brand editoriali di Be Water, la sopravvivenza non è garantita. La storia recente delle aziende che operano nel settore dei media digitali è costellata di licenziamenti e chiusure.
Di recente, ad esempio, Condé Nast ha annunciato la chiusura dell’edizione italiana della rivista tecnologica Wired. In Spagna, Relevo, un giovane sito di notizie sportive rivolto principalmente a un pubblico giovane e femminile, ha chiuso i battenti nel 2025 nonostante avesse pubblicato lo scoop che ha portato alle dimissioni del presidente della Federcalcio spagnola.
Oltre ai problemi di finanziamento di lunga data, crescono anche le preoccupazioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale. Alcuni giornalisti italiani, ad esempio, hanno sottolineato una frase contenuta nel comunicato di Condé Nast che annunciava la chiusura di Wired Italia, in quanto parte di un riallineamento delle priorità delineato in una precedente nota del CEO Roger Lynch, che illustrava come l’azienda sta affrontando le opportunità e le sfide poste dall’IA.
“L’intelligenza artificiale è già uno strumento di lavoro che ci accompagna e lo sarà sempre di più, ma la nostra scommessa è quella di avere un’identità forte, riconoscibile e un tono di voce capace di differenziarci dagli altri. Siamo convinti che la credibilità continuerà ad essere la chiave fondamentale della relazione con gli ascoltatori,” mi ha detto Calabresi.
Zaffarano ha sottolineato che Chora e Will hanno diversificato i loro punti di revenue, e questo li ha aiutati nei primi anni.
Chora e Will ricavano il 70% delle loro entrate dai contenuti sponsorizzati, ha affermato Zaffarano. Tra questi figurano progetti di "infotainment" a lungo termine e approfondimenti su argomenti non strettamente legati all’attualità, come un documentario su YouTube dedicato agli aspetti trascurati dell’economia italiana, realizzato in collaborazione con l’agenzia del lavoro Adecco.
A volte, il team formula un'idea e produce un primo post o episodio. Successivamente, cerca partner commerciali per ottenere finanziamenti che consentano di lavorare al progetto a lungo termine. Per quanto riguarda il progetto stesso, viene pubblicato sui canali di Will e Chora e talvolta sui canali dello sponsor, con la partnership che assume la forma di una dichiarazione del tipo “questo episodio è offerto da...”.
Will Media a volte collabora con le aziende anche per aiutarle a costruire comunità online. Ad esempio, ha collaborato con l'associazione di gestione degli investimenti Assogestioni per creare 2Cents, un programma multipiattaforma che offre consigli di finanza personale e di gestione del budget ai giovani.
Inoltre, Will ha un programma di abbonamento ed entrambi i marchi organizzano eventi dal vivo.
Nel 2024, l'8% delle entrate di Will e Chora proveniva da una combinazione del loro programma di abbonamento e della New Media Academy, un'iniziativa che offre corsi su podcasting, creazione di contenuti e giornalismo digitale. Un altro 8% proveniva dalla trasformazione dei contenuti in film e serie TV, il 7% dagli eventi e un altro 7% dalla pubblicità sui podcast.
Gli eventi rappresentano un'area di crescente interesse per il team. Esistono gli “eventi flagship”, a partecipazione gratuita ma per i quali i partecipanti possono pagare per assicurarsi un posto, e che sono sponsorizzati da partner esterni. Ci sono poi gli eventi “branded”, sponsorizzati da un unico partner commerciale e gratuiti per i partecipanti, e infine eventi editoriali di minore entità che non generano introiti, ma mirano piuttosto a creare una comunità.
Tra gli eventi tenuti di recente figurano “Una notte a Teheran”, uno spettacolo teatrale con Cecilia Sala tratto dai suoi reportage, e la seconda tournée di “Anni Settanta. Terrore e diritti”, uno spettacolo dal vivo condotto da Mario Calabresi insieme alle colleghe Benedetta Tobagi e Sara Poma, che racconta uno dei capitoli più sanguinosi della storia italiana.
Zaffarano ha affermato che i ricavi derivanti dagli eventi sono cresciuti in modo sostanziale nel 2025, nonostante i loro notevoli costi di produzione. Ha aggiunto che Will e Chora stanno lavorando per rendere la loro produzione di eventi più scalabile e che questi rimangono “assolutamente fondamentali” per il futuro di Chora e Will non solo per i ricavi, ma anche per costruire una comunità.
“Le persone ci chiedono di portare il nostro lavoro in real life e non possiamo far finta che non sia così,” ha detto Zaffarano.
Con quasi due milioni di follower, Instagram rimane la piattaforma principale di Will, seguita rispettivamente da TikTok e YouTube. Tuttavia, il team investe più risorse su YouTube che su TikTok, poiché la prima piattaforma offre loro un maggiore controllo rispetto alla seconda su come i contenuti vengono distribuiti e monetizzati. YouTube è anche una destinazione più naturale per i formati più lunghi che stanno guadagnando popolarità, come i video podcast, ha affermato Zaffarano.
L'approccio del team alla pubblicazione sulle piattaforme si è evoluto nel tempo. "Non basta fare semplicemente un buon contenuto," ha detto Zaffarano. "Serve anche una profonda conoscenza della specificità di ogni piattaforma".
Molti giornalisti sono preoccupati per l'ascesa inarrestabile delle piattaforme e per il suo impatto negativo sulla democrazia, sull'industria dell'informazione e sulla lotta alla disinformazione. Per testate come Will e Chora, pubblicare quasi esclusivamente su questi spazi comporta il rischio che tali piattaforme modifichino i propri termini in modo sfavorevole ai loro modelli di business, come in passato ha fatto Facebook con le modifiche al proprio news feed, o X nel dare minore priorità ai post con link.
Cecilia Biancalana, ricercatrice presso l’Università di Torino, ha sottolineato il fatto che le piattaforme sono di proprietà di una manciata di aziende estremamente ricche e potenti.
"Questo ecosistema è dominato da grandi piattaforme private che gestiscono l’accesso all’informazione secondo logiche di mercato," ha affermato. "I social sono aziende private orientate al profitto. Ma i giornalisti, come i politici e le istituzioni, non possono tendenzialmente permettersi di restare fuori dalle piattaforme: significherebbe accettare una crescente invisibilità."
Biancalana ha sostenuto che è importante che i giornalisti sviluppino una comprensione delle dinamiche alla base delle piattaforme: come funzionano gli algoritmi, quali incentivi generano, quali rischi comportano.
Per Zaffarano, la posizione di Will e Chora nello stesso gruppo, rafforzata dall’acquisizione di Cronache di Spogliatoio, garantisce loro maggiore stabilità mentre si apprestano a scrivere il prossimo capitolo.
Far parte di un gruppo e coordinare tre brand editoriali (Will, Chora e Cronache) "ci permette di raggiungere più persone e lavorare su un'offerta editoriale più ricca," ha detto Zaffarano. L’altro vantaggio importante che vede in questa relazione è una maggiore stabilità economica, poiché ora possono offrire ai clienti partnership su tre diversi brand editoriali.
"Siamo nati in un momento in cui c'era una grande esplosione di realtà nuove e indipendenti che sapevano giocare in modo diverso con i formati e le piattaforme, [per creare] una narrazione differente," ha detto Zaffarano.
"Adesso ci sono tantissime realtà che lo fanno e quindi ci stiamo affacciando a un periodo diverso in cui, per continuare a fare il nostro lavoro come lo vogliamo fare noi, è fondamentale dargli una struttura diversa, più articolata. [Da qui viene] l'obiettivo di creare e di unire realtà che, se anche fanno cose diverse, partono da un uno stesso uno stesso punto di partenza."
Questo articolo è stato tradotto dall’inglese. La versione originale è disponibile qui.
In every email we send you'll find original reporting, evidence-based insights, online seminars and readings curated from 100s of sources - all in 5 minutes.
- Twice a week
- More than 20,000 people receive it
- Unsubscribe any time